NELLA SALA D'ATTESA DELLO PSICOLOGO

saturday 14 april 2018 at 07h59

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Sei nella sala d'attesa di uno psicologo. Hai preso un appuntamento per la prima volta e ora stai aspettando di entrare. Forse ti starai chiedendo come sarà la stanza, come sarà lo psicologo, da dove dovrai incominciare, quanto ti chiederà. Molte possono essere le domande che ci si può porre all'inizio di un percorso psicologico, un percorso che si è scelto per un qualsiasi importante motivo e che ci ha portato a fare quel primo passo carico di aspettative.

Cosa aspettarsi dunque da un percorso psicologico? Ecco alcuni punti che desidero chiarire per informare in modo professionale in cosa consiste un percorso terapeutico. In questa prima parte illustrerò alcuni punti riguardo il setting, come si regola il rapporto tra persona e professionista e sulle fasi del percorso.


Il setting 


Il setting è il contesto dove ha luogo la relazione terapeutica ed è costituito da elementi concreti, come lo spazio, e da elementi più astratti. Ne elencherò alcuni.
Iniziamo dalla stanza: nell'immaginario comune ci si aspetta il lettino con il terapeuta alle spalle della persona. Questo setting appartiene a un modello teorico prettamente psicoanalitico, ma non è l'unico. Altri setting prevedono, infatti, la posizione vis - a - vis, con o senza un tavolo tra lo psicologo e il paziente. Il setting riflette il modello teorico di appartenenza e la preferenza dello psicologo. Ad esempio nel mio approccio si predilige la posizione vis - a - vis poiché l'analisi transazionale assume come uno assunto teorico che, in quanto esseri umani, siamo alla pari. Inoltre in questo modo è possibile osservare anche i segni del comportamento non verbale, che essendo inconsapevole, può fornirci importanti informazioni. Infine, anche l'arredamento è importante e comunicherà alla persona l'intento di accoglierla e metterla a proprio agio.
Un altro aspetto del setting riguarda la durata e la frequenza del colloquio. Un colloquio individuale dura generalmente 50 minuti, in quanto è stato dimostrato che questo è il tempo adeguato per permettere al professionista e alla persona di mantenere la giusta attenzione sul tema trattato. I colloqui di coppia o di gruppo invece hanno tempo variabili. Per quanto riguarda la frequenza, essa varia in base ai modelli terapeutici e la disponibilità della persona; tuttavia, soprattutto inizialmente, un incontro a settimana è la cadenza ideale per permettere alla persona di mantenere un continuità rispetto al percorso e per favorire un processo di alleanza. Nei primi colloqui inoltre vengono espresse alcune regole: ad esempio in caso di ritardo si lavorerà per il tempo rimasto e in caso di mancata presenza all'appuntamento o di rinvio dell'ultimo appuntamento la seduta viene ritenuta comunque pagata. Queste indicazioni vengono definite "regole del setting" che se chiare e rispettate, permettono di far emergere eventuali resistenze che possono celarsi dietro a ritardi o dimenticanze. Infine, anche il compenso entra a far parte del setting: esso varia da professionista a professionista e a seconda del tipo di prestazione, seguendo delle linee guida generali basate su un tariffario dei minimi e dei massimi, disponibile su tutti i siti degli ordini professionali regionali. Il compenso e le modalità ad ogni modo vanno comunicate e concordate durante i primi colloqui, così come afferma l'articolo 23 del Codice Deontologico: lo psicologo pattuisce nella fase iniziale del rapporto quanto attiene al compenso professionale. In ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata all'importanza dell'opera. In ambito clinico tale compenso non può essere condizionato all'esito o ai risultati dell'intervento professionale. 

Stanza colloqui


Il colloquio e le fasi del percorso


Una volta fatta accomodare la persona inizierà una reciproca conoscenza. Infatti, la persona inizierà presentando se stessa e il motivo per il quale è venuta, mentre lo psicologo con l'aiuto di alcune domande guiderà il colloquio approfondendo i punti trattati o esplorando delle aree specifiche (sintomi, storia evolutiva, familiare, lavorativa, relazionale, etc.). Il professionista potrà avvalersi anche di test o questionari di personalità, che potranno fornirgli informazioni in più che vanno ad arricchire il quadro che si sta delineando. Questo periodo di conoscenza solitamente dura qualche colloquio (3 - 4 colloqui), tanto che si parla di colloqui di conoscenza, e hanno l'obiettivo di comprendere chiaramente il problema portato, qual è il miglior percorso possibile e se noi siamo il professionista più adeguato per quella persona. La conoscenza è reciproca in quanto anche la persona inizia a conoscere il professionista e si può fare un'idea se può fare al caso suo e decidere quindi di avvalersi della sua prestazione. È quindi una scelta basata su tutti gli elementi che sia il professionista che il cliente hanno a loro disposizione. Il professionista in questa fase, si impegna quindi a informare la persona di tutti gli aspetti inerenti la propria professione fornendo al cliente il consenso informato che andrà a firmare. Tale documento tutela cliente e professionista e regola il rapporto professionale. L'articolo 24 del Codice Deontologico, infatti, cita: lo psicologo, nella fase iniziale, del rapporto professionale, fornisce all'individuo al gruppo, all'istituzione o alla comunità, siano essi utenti o committenti, informazioni adeguate e comprensibili circa le sue prestazioni, le finalità e le modalità delle stesse, nonché circa il grado e i limiti giuridici della riservatezza, pertanto, opera in modo che chi ne ha diritto possa esprimere un consenso informato, se la prestazione professionale ha carattere di continuità nel tempo, dovrà esserne indicata, ove possibile la prevedibile durata. Dedicare tempo a questi aspetti deontologici, potrebbe stridere in un contesto emotivo alle volte delicato e doloroso . Tuttavia, sono aspetti fondamentali per la protezione della persona e riflettono un'attenzione etica e professionalità.
Terminata la fase di conoscenza, si prevede un momento definito di restituzione in cui il professionista illustra alla persona l'idea che si è fatto del problema portato sulla base, della raccolta anmnestica e delle proprie conoscenze teoriche. Mette insieme i pezzi di un puzzle mostrando un immagine chiara e ordinata del problema. A questo punto, partendo dalla richiesta della persona, professionista e persona individueranno assieme gli obiettivi. L'analisi transazionale prevede di stipulare un contratto terapeutico, psicologo e cliente cioè si accordano su uno obiettivo che farà da bussola lungo il percorso, sottolineando l'aspetto collaborativo. In questo modo anche la persona si attiva facendosi responsabile dell'impegno e del suo cambiamento. A questo punto, dietro accordo reciproco, inizierà il percorso psicologico, che può essere di consulenza, sostegno o terapeutico. É altrettanto importante informare accuratamente la persona circa la tipologia del percorso. A questo punto possono emergere ulteriori domande: quanto tempo durerà? E riuscirò a raggiungere i miei obiettivi? Stabilire a priori la durata di un percorso è difficile, in quanto dipende da variabili alle volte inconsce. È chiaro che la durata e il raggiungimento degli obiettivi dipenderà non solo dall'impegno del professionista, ma anche dall'impegno e dalla motivazione della persona.

Percorso
Durante il percorso i principali strumenti che lo psicologo utilizzerà saranno il colloquio e la relazione terapeutica. Per ogni approccio poi il professionista si avvalerá di specifiche tecniche. Inizia quindi un percorso, in cui lo psicologo guida e accompagna la persona verso una maggiore consapevolezza di sé, rielaborazione dei conflitti interni e scoperta delle proprie potenzialità che la possa condurre infine verso il cambiamento desiderato.

Dott.ssa Valentina Tulisso - Iscritta all'Albo degli Psicologi del Friuli Venezia Giulia - n. 1472- P.I. 02745410304